Pedrabranca. (Ceará) Brasil

lunedì 27 giugno 2011

Festicciole anni 50.


Anni 50.
Si stava uscendo dal dopoguerra, e timidamente stavamo entrando nel boom economico. Ancora non eravamo entrati nel consumismo più sfrenato.
Le scarpe si facevano risuolare, con l'aggiunta di "ferretti" sulla punta e sul tacco. D'estate, un paio di zoccoli, ovvero una suola di legno con una correggetta in cuoio. E quando si tornava a scuola, oramai erano tanto consumati,che si camminava con il tallone sul selciato. Non si buttava via nulla.


Gli abiti erano passati dal piú grande al piú piccolo dei fratelli, ed un cappotto del padre, rivoltato, diventava un cappottino per uno dei figli. Insomma, questo era il tenore di vita.
Ma anche la tecnologia cominciava ad avanzare. I vecchi dischi a 78 giri, vennero sostituiti dai microsolco. I giradischi, non avevano bisogno di "Cambiare la puntina", come precedentemente in cui ogni due o tre audizioni, bisognava sostituire l'ago del braccio. Miracoli della tecnica.
Uscirono i dischi a 45 giri, detti appunto microsolco. Duravano al massimo 3 minuti. Di conseguenza, anche i riproduttori di suoni, detti comunemente giradischi, grazie alla tecnica, divennero piú piccoli e maneggevoli, tanto da assumere, da chiusi, la parvenza di una valigetta. Altro che quei mobiloni, grandi e maestosi come un comó della nonna.
Noi adolescenti, cominciammo a conoscere la Coca-cola,(che credo che allora contenesse davvero qualcosa di stupefacente, in quanto, dopo due bottigliette, e gare di rutti, eravamo tutti schizzati, e fuori come balconi.)
I primi FLIPPER, e anche i Juke-Box. Si faceva la colletta per arrivare 100 lire per tre dischi, e via andare. Ogni bar aveva il suo. Ed era in certi casi un vero inquinamento acustico, specialmente per i bar all'aperto sul lungo mare.
I figli dei ricchi del nostro gruppo, in quanto eravamo divisi in Bande, se cosi vogliamo dire, ed ognuna aveva il suo luogo di incontro, già possedevano la Lambretta, o la Vespa. Ed era come adesso possedere una Maserati o Ferrari. Rimorchiavano ragazze a man bassa.
Comunque noi, figli 17/18enni, figli di famiglie di reddito men che medio, cercavamo di organizzarci. A quei tempi la maggiore età era a 21 anni, per cui eravamo minorenni, con esclusione a molti luoghi, ed all'accesso ad alcoolici, o comprare sigarette et similia. Altro che adesso.
Organizzavamo, la domenica pomeriggio, qualche festicciola. Ma dove? In casa, a meno che non fosse un compleanno, nella abitazione dei genitori, sotto la supervisione di mamme zie, e nonne. Qualche disco, rimediato tra noi, ed il piú fortunato che possedeva un giradischi, lo metteva a disposizione.
Ma il capo era lui. Se qualche cosa non andava, cominciava a minacciare di riprendersi l'apparecchio, ed andarsene. Tipo. 'Ridamme li giocarelli mia e non gioco piú".
Con un gruppo di amici,quindi, decidemmo di creare un"CLUB". Riuscimmo a trovare una vecchia stalletta in disuso nella città vecchia, con entrata sulla via, o meglio sul "carruggio", che per fortuna apparteneva ad uno zio lontano di uno dei componenti della nostra banda. Innocente banda.
Avute le chiavi del portonaccio in legno ci mettemmo al lavoro, fuori dell'orario di lavoro, naturalmente, ed i sabati pomeriggio, si intende. Eravamo tutti ragazzi che già lavoravano, chi come apprendista muratore, o idraulico, o elettricista, o cameriere, etc...... Mica balle. Lo stipendio andava tutto ai genitori. Se poi nella busta paga rimaneva qualche monetina, bontà loro, era per noi.
Per poter guadagnare qualcosa extra, eravamo disponibili a fare piccoli lavoretti fuori dell'orario di lavoro, oltre alle eventuali mance , che qualche buona casalinga ci propinava.
Comunque sia, cominciammo un lavoro improbo a sistemare quella ex stalla in CLUB. Molto pittoresco se vogliamo. Ed originale.
Dammo una bella mano di bianco alle pareti, compito di un apprendista decoratore, che si fece imprestare dal datore di lavoro attrezzatura e tinta. Un altro, che lavorava come tappezziere, con cascami di gommapiuma fece dei cuscini, con tela di sacco di juta. Un altro, che era figlio di un piccolo impresario edile, arrivo con un pacco di campioni di moquette.Il pavimento, con tutti quei quadrati variopinti risultò veramente bello. Un altro si occupò della illuminazione, e tra le altre cose pose delle lampade rosse, da usare per i balli lenti. alcune cassette di frutta, con una tavola da cantiere, rivestita anche quella di tela di juta e cascami di gommapiuma, presso la parete, ed il locale era pronto. Tutto bene.
Sì, ma.....e le ragazze? Escludemmo subito di invitare le varie sorelle, in quanto ciascuno di noi non era molto propenso a vedere la propria sorella "pomiciare" con qualche furbacchione. Optammo per al massimo varie cugine, e /o compagne di esse. Ma dopo avere compilato una lista molte vennero scartate, per vari motivi, non ultimo per il fatto che non erano il massimo della bellezza, ed anche un po'''' "stronzette".
Avevamo tempo una settimana per organizzare la inaugurazione, e decidemmo di approfittare dello struscio, verso sera sul corso principale, per poter invitare qualche fanciulla desiderosa di divertirsi.
Ciao, vieni ad una festa domenica pomeriggio?
Del resto era estate e la città pullulava di turisti, con rispettive figlie. Scartammo a priori quelle con le trecce ornate di nastri, ed i calzettoni al ginocchio, se pur quindicenni, e quelle che ritenevamo troppo grandi per noi.Tipo 20/25 anni.Rimaneva ben poco, ma in un mare grande si pesca comunque, e rimediammo una diecina di piacevoli fanciulle, disposte a partecipare alla "festa'.E venne il gran giorno di domenica. Avevamo dato fondo a tutti i nostri risparmi per comprare le solite bibite, tipo coca-cola, aranciata, e al colmo della trasgressione anche una bottiglia di Vermouth, di una marca sconosciuta. Qualcuno volle esagerare, e siccome stavamo già cominciando con il vizio del fumo, si presentò con un pacchetto di "Mentola", sigarette che non sapevano altro che di menta, in una confezione da 10. Qualche Wafer, ed alcuni cioccolatini di psuedocioccolato come il liquore di ciliegia. I "Boeri.".
E venne il gran giorno. Tutti impomatati e profumati, sentendoci molto grandi, attendevamo nel primo pomeriggio l'arrivo delle dame. Si presentarono solo in due, e le piú racchie. E adesso? Arriveranno...ma il tempo passava.
Si ballava a turno con le due, senza molta convinzione. Bisognava provvedere. Fui incaricato io alla bisogna, per cui mi recai in piazza, ed in un modo o nell'altro riuscii a racimolare una decina di loro e mi presentai al Club, come un pastore con il suo piccolo gregge.
E la festa cominciò, in modo freddino all'inizio, ma poi subentrò una atmosfera di allegria e rilassamento. Il solito sfigato della compagnia era preposto al cambio dei dischi, che duravano tre minuti, e tutto procedeva bene. Venne il momento dei lenti, del ballo della mattonella con le lampadine rosse che creavano una atmosfera a dir poco peccaminosa. Qualcuno di noi si spipazzava un sigaretta con atteggiamento di grande viveur, ed il solito imbranato, dopo mezzo bicchiere di vermouth, bevuto nei bicchieri di cartone, in quanto la plastica era solo agli inizi, già era sbronzo e si sentì male.
Qualcun altro, durante il ballo cercò di fare troppo il Dongiovanni, e rimediò un ceffone.
Tutto regolare. Alle sette e mezza di sera tutti a casa, senza nessuna deroga. In fondo non era andato tutto male. Piano piano si sparse la voce, e potemmo in seguito diventare molto piú esigenti quanto alle frequentazioni alle nostre feste domenicali.
I casinisti, quelli che creavano problemi, fuori. A poco a poco divenne un Club veramente esclusivo.
Con il tempo la compagnia si sciolse. Qualcuno si era fidanzato, qualcun altro emigrò, io compreso, e quando dopo un paio di anni tornai, del club non rimaneva altro che un magazzino per la frutta, di un negozio vicino. Rimanevano tracce degli antichi splendori, ma era uno spettacolo triste.
Un pezzo della mia adolescenza se ne era andato riempire il sacchetto dei ricordi.

1 commento:

  1. E le sorelle? L'unica cosa permessa alla domenica era la messa vespertina, con menzione del Vangelo del giorno. Con il rischio di innamorarsi del chierichetto... perché i maschi possono uscire, le femmine no. Punto.
    una sorella

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