Pedrabranca. (Ceará) Brasil
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lunedì 27 giugno 2011
Festicciole anni 50.
Anni 50.
Si stava uscendo dal dopoguerra, e timidamente stavamo entrando nel boom economico. Ancora non eravamo entrati nel consumismo più sfrenato.
Le scarpe si facevano risuolare, con l'aggiunta di "ferretti" sulla punta e sul tacco. D'estate, un paio di zoccoli, ovvero una suola di legno con una correggetta in cuoio. E quando si tornava a scuola, oramai erano tanto consumati,che si camminava con il tallone sul selciato. Non si buttava via nulla.
martedì 14 giugno 2011
Povertá.
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| Foto dal Web |
Ma chevvordí?
martedì 26 aprile 2011
Sancte Pater Benedicte....ora pro nobis.
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| Foto da Web |
sabato 23 aprile 2011
Vacanze estive
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| Foto da Web |
Non si andava a casa presso le famiglie, ma si rimaneva li. L'unica differenza era che cambiavano un po' i ritmi di vita.
giovedì 21 aprile 2011
Sabato Santo
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| Il Cero Pasquale. |
Una liturgia molto complessa.e commovente.La benedizione del fuoco, dell'acqua ed anche il ricordo del Santo Battesimo.
lunedì 18 aprile 2011
Il refettorio
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| Foto da WEB |
Sorella Angelica,ovvero, tempeste ormonali.
| Foto dell'autore |
Esse provvedevano a lavare la nostra biancheria, cucivano le nostre tonache, rimediavano agli strappi sui vestiti che ci producevamo durante i nostri sconsiderati giochi, e , naturalmente curavano tutto l'abbigliamento liturgico, cotte, camici, tovaglie per gli altari, e quant'altro.
domenica 17 aprile 2011
Il Frate Cuoco
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| Foto presa da Web |
La persona preposta a tale bisogna, era il Frate cuoco. Frate converso, il che significa che era addetto solo ai lavori del monastero, come parecchi altri, i quali avevano solo i voti, (Castità, Povertà, ed Obbedienza), senza però essere ordinati Sacerdoti.
sabato 16 aprile 2011
ORA ET LABORA.
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| San Benedetto da Norcia |
Nei secoli successivi alla fondazione dell'Ordine, sorsero altri ordini monastici, Trappisti, Certosini, Olivetani, e via dicendo, ma sempre partendo dalla base benedettina. Tutto bene, io capitai in un monastero "Primitiva observanzia".
Avevo la "vocazione", e mi piaceva anche studiare. Praticamente vissi di pane, disciplina, e canto gregoriano. Pochi mesi dopo la mia entrata in cui frequentavo la seconda media, mi fu imposta la tonaca nera, con lo scapolare, ma non il cappuccio, in quanto ero solo "probando', cioè "da provare". Era un vita molto regolare,con molte proibizioni. Silenzio assoluto sempre, tolto il periodo di ricreazione.
Ovviamente, come fui accolto, mi sentivo molto spaesato. Eravamo una ventina di ragazzi, di diverse età, rapati a zero, e per lo più provenienti dal Lazio. Subiaco e dintorni. Molti genitori risolvevano cosi il problema di allevare i figli. Era finita la guerra da poco, e c'era fame. Diciamolo chiaramente.
Per prima cosa cambiarono il mio nome in Ferruccio, mio secondo nome, visto che c'era un altro Franco. (Tra l'altro adesso che mi ricordo , un testa di cavolo da poco).Comunque io ero stato allevato in modo di parlare correttamente l'italiano, e, seppur a schiaffoni, mi era stata impartita una certa educazione, come lo stare a tavola ad esempio. E già ero diverso. A scuola, il primo giorno, mi fu assegnato il tema: La mia entrata in monastero", ovvio. Scrissi due paginette accettabili, in italiano abbastanza corretto. per cui il Prof., uno dei monaci, circa una trentina che vivevano colà, mi diede 10! Ne fui lusingato, ma ebbi subito la prima lezione.
Il Padre che ci seguiva, il Padre Prefetto, siccome io mi vantavo con i compagni, mi punì, per atto di superbia. Tanto per fare capire che aria tirava. Umiltà anzitutto.
Man mano che scrivo, i ricordi emergono come funghi dopo una pioggia nel bosco, e suppongo che dovrò scrivere diverse puntate. Come un romanzo .... Comunque la giornata si svolgeva tra studio, funzioni liturgiche, recita del breviario secondo le ore canoniche, e qualche ora di ricreazione, in cui si doveva giocare a darsela, correndo per il chiostro come dannati. Non era permesso isolarsi.
Durante l'inverno,si faceva ricreazione entro la nostra ala riservata,un camerone infinito, diviso ai lati da tramezze, con il letto ed un comodino, aperte sul davanti. Celle, insomma. E ci sfidavamo in giochi da tavolo. Anche con gli scacchi.
La notte verso le tre, sentivo la campanella che chiamava i monaci per recitare il breviario. seguendo pedissequamente le ore canoniche, ma per fortuna noi ragazzi rimanevamo a dormire. Mattutino e Laudi. Verso le 11 prima del'"Asciolvere", il pranzo, sesta et nona, sempre tutti raccolti nel coro dietro l'altare. Verso il tramonto "Vespri", e quando era buio, dopo la cena, "Compieta". Circa alle 8, tutti a dormire. Una vita molto regolare, liturgicamente parlando. A questo proposito mi viene in mente che in portoghese i nomi della settimana seguono la dicitura latina. Partendo dalla Domenica, considerato il primo giorno della settimana,il Lunedi "Segunda", Mercoledì Terça, e cosi via fino a "Sabado", senza scomodare Dei o Dee della mitologia. Fine della digressione storica. Per adesso mi fermo qui perché penso che un post tropo lungo infastidisca chi legge. Alla prossima.
giovedì 7 aprile 2011
La vendetta delle macchine.
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| Foto dal Web. (Bodibuilding.com) |
martedì 5 aprile 2011
B O LO G N A !!
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| Ahi..Bologna, sigh...(Saudade) |
martedì 18 gennaio 2011
Poldo il fagiano.
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| POLDO |
Vicino alla piccola campagna in cui vissi pr alcuni anni, c'era un boschetto in cui la fauna locale viveva osservandomi.
C'era la Volpe, che spesso la notte faceva un giretto per vedere se trovava qualcosa da mangiare.
Quando macellavo i conigli, seppellivo ai margini del bosco i cascami, e la mattina dopo vedevo che erano stati asportati. Con questo tacito accordo vivemmo in pace, senza danni al pollaio.
C'era la Volpe, che spesso la notte faceva un giretto per vedere se trovava qualcosa da mangiare.
Quando macellavo i conigli, seppellivo ai margini del bosco i cascami, e la mattina dopo vedevo che erano stati asportati. Con questo tacito accordo vivemmo in pace, senza danni al pollaio.
lunedì 27 settembre 2010
Il garofano "Quasimodo"
A 13 anni, o , meglio, dai 12 ai 14 anni studiavo in un monastero benedettino "Primitiva observantia", vale a dire un luogo in cui veniva seguita alla lettera la regola di San Benedetto. (Ausculta fili mii.....),anche nella vita pratica, vale a dire : recita del breviario e delle preghiere nelle ore canoniche "giuste", come Mattutino alle tre di notte, Laudi alle 5, Prima, alle 8 circa, Sesta e Nona a mezzogiorno, Vespro, al tramonto, e Compieta verso le otto di sera. e buonanotte.
Il silenzio era di rigore in tutte le occasioni della giornata, salvo il periodo della ricreazione di noi ragazzi....I Probandi. Anche noi avevamo un rigido orario del resto abbastanza vivibile, ma rigido, come dicevo.
comunque durante la ricreazione ci recavamo nel terreno del monastero stesso, con orto frutteto, vigna, arnie (per la cera delle candele),
Lí, ognuno di noi aveva un pezzo di terra di due metri quadrati, in cui ci si divertiva a piantare qualcosa. Un gioco. Io giá da allora ero appassionato per la natura, strappai alcuni germogli ad un garofano che stava in un vaso presso la "Madonnina" ( Una minuscola cappellina con la statua della Madonna, presso la quale, con il sale sotto le ginocchia dovevamo stare in castigo..) e li piantai nel mio terreno....
con mia gioa ettecchirono, e cominciarono a crescere, uno in particolare. solo che non avendo un tutore, crebbe strisciano a zig zag sul terreno, ed io lo chiamai Quasimodo, ricordando il gobbo di Notre Dame.
Cresceva silenzioso e quasi vergognandosi, fino a che cominció ad inturgidirsi sulla punta per produrre il fiore. Tutti i giorni mi precipitavo a vederlo, annaffiandolo con cura, mentalmente parlavo con lui. Fantasie di bambino.
Quando stava proprio per fare esplodere i petali, sparí. Non c 'éra piú...Tagliato alla base...
Non immaginate la frustrazione e la rabbia. Chi si era permesso di tagliare il mio garofano Quasimodo?
ebbene, il giorno lo intravidi tra altri fiori, tutto stortignaccolo, sull'altare della nostra cappella privata in cui seguivamo la S.Messa del mattino.
Quando ricevetti la comunione, parlai con Gesú...
Embé? A quella etá si parla con tanti enti. Io ad esempio parlavo ad uno Gnomo che ero convinto abitasse in un cavo di un ulivo, ed anche con una lucertola che abitava in una crepa del muro a cui davo da mangiare le mosche. Ero bravo ad acchiappare le mosche,io...
Insomma reclamai,per il fatto che non mi fosse stato chiesto nulla.
Ero felicissimo che il fiore fosse sull'altare, ma almeno chiedetelo no? Quella volta Gesú non mi rispose, ma sono convinto che ridesse sotto i baffi...
Difatti, il mio garofano Quasimodo, stortignaccolo come era, resistette pi´di tutti gli altri fiori, che dopo due o tre giorni venivano sostituiti. Lui no. Era sempre piú rigoglioso, e si pavoneggiava con sufficienza, anche.
quando il suo ciclo naturale finí, lo recuperai dalla spazzatura, e lo nascosi in un libro.
Ancora oggi, ogni tanto lo incontro in quel lbro che sempre portai con me nel mio pregrinare per il mondo, e per quanto siano passati piú di 50 anni, per me, storto, secco, e apparentemente senza vita, é sempre il mio garofano Quasimodo come quando, bambino pieno di fantasia, parlavo con lui....
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